Inizio molto
convincente per questa serie che vuole raccontare, una storia attualissima, ma
con tanti richiami al passato americano e mondiale.
La prima impressione
che ho avuto è quella di vedere una serie solida, fatta come si deve, e con una
sceneggiatura pensata. La realizzazione tecnica, almeno in questo pilot, è
molto curata. La fotografia è buona, e la regia che, pur non presentando nessun
colpo genio, non è artefatta, ma pulita e composta, e rende molto bene.
Menzione speciale per
la canzone che fa da sigla: I’m afraid of americans di David Bowie, che oltre ad essere
bellissima, sembra fatta apposta per una serie simile.
Anche il cast è di
buon livello, con volti più o meno noti. E fra tutti, come si poteva immaginare
spicca Richard Armitage, nei panni del protagonista. Mi piace, e sullo schermo
mi ricorda molto Liev Schreiber, e lo considero attualmente uno dei migliori
attori shakespeariani, secondo solo a Liev. E il suo personaggio, Daniel, un esperto
agente delle CIA, inviato a Berlino, per stanare Thomas Shaw (l’alterego
seriale di Edward Snowden) è stato ben abbozzato. Certo, ancora è tutto da
raccontare e scoprire, ma i primi tratteggi sono stati dati sapientemente,
rendendolo interessante. Gli altri personaggi ben presentati e introdotti, ma
ancora sono tutti quanti da conoscere.
Ottima secondo me la
strutturazione narrativa, e anche sorprendente. Perché, fino ai minuti finali,
lo spettatore è indotto a pensare che trovare la risposta a chi è
Thomas Shaw? sia il main
pilot della serie, ma il plot twist finale, che ne svela subito l’identità,
lascia completamente sorpresi, e cambia completamente volto alla serie. E pur
facendo questa rivelazione, la storia non perde tensione, non si smonta minimamente,
tutt’altro, sale l’interesse, aumento le domande, e si possono cominciare a
formulare teorie, per incastrare i pezzi, per ricostruire il come si arriverà
alla scena d’apertura (la serie si apre con un flash forward) con Daniel steso
a terra perché colpito da un proiettile. Ribadisco, secondo me, questa scelta
narrativa, è stata ottima, non semplifica nulla, tutt’altro ingarbuglia fin da
subito la matassa in un modo meraviglioso.
Altra idea vincente,
che caratterizza fin da subito Brlin Station, aiutandola a distaccarsi dalla
tante spy storie facendole assumere una propria identità, è che all’atmosfera ,
perfettamente coerente con la natura della serie, che evoca tanto i tempi della
guerra fredda, si aggiungono i toni underground, quanto mai attuali, che
caratterizzano alcuni personaggi e l’ambientazione. E la stessa ambientazione,
una Berlino contemporanea e per nulla romanzata, sembra profilarsi proprio come
uno dei personaggi della storia.
VERDETTO
Pilot promosso! Le
prime impressioni sono più che positive: la tecnica è buona, nulla di
eccezionale o di mai visto, però è evidente che la messa in scena è stata fatta
con molta cura. Veramente ottimo il cast, nel quale come era prevedibile spicca
Richard Armitage, questo grazie anche al fatto che per ora il suo personaggio è
quello meglio delineato, mentre gli altri sono stati appena abbozzati. La
storia, l’ho detto, non è nulla di originale, ma lo stesso riesce a
coinvolgere, trattando tematiche quanto mai attuali e interessanti. E vanno
fatti i complimenti agli autori per la capacità dimostrata, almeno in questo
pilot, di non cadere nei soliti cliché e luoghi comuni delle spy story. Ottima
l’ambientazione, che nasce dal contrasto tra una Berlino underground in continua
evoluzione socio culturale a e le vicende dei personaggi che ricordano molto i
tempi della guerra fredda: cacce all’uomo alla vecchia maniera senza un grande
uso della tecnologia. Ben scritti anche
i dialoghi, mai banali, riescono pure a strappare qualche risata.
Promosso su tutta la
linea questo pilot! Berlin Station ha tutte le carte in regola per diventare
una buona serie, di quelle che si distinguono dalla massa. E personalmente, di
tutte le nuove proposte televisive di quest’anno, dopo Westworld, questa è la serie che più mi ha convinto.
Voto 8
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